Mentre noi dormiamo ignari…

by • 11/03/2011 • Codice CariddiComments (0)1826

Messina ospita, oltre ai propri fantasmi, una nutrita genìa di esseri notturni, mali spiriti e creature stregate.

Se la Foresta Vecchia di Camaro, con i suoi castagni giganteschi e i ruderi dei mulini, è un luogo frequentato da diabolici Cani Neri, che latrano nella notte con versi simili al lamento dei bambini (in dialetto trìolo), tra le vie del centro cittadino, sempre di notte, è possibile incontrare il Gallo Furioso, creatura altrettanto nera, mostruosa e demoniaca. Ancor più cupo e inquietante è il Cavaliere della Sventura, che appare in città poco prima di terremoti, lutti e catastrofi varie, toccando con la sua lancia le case designate alla malasorte e annunciandosi con un inconfondibile richiamo: “Io sono la Rovina! Io sono la Sventura!”.

Più allegri e scanzonati sono i Mamucca, ovvero i folletti nostrani, birbanti in cappuccio rosso che si nascondono in vecchie case, giocano scherzi truffaldini e nascondono piccoli tesori. Un po’ come capitò col personaggio di Giufà, derivato dal nome arabo Jafar o Yusuf, il nome Mamucca (un piccolo e magico Giufà, dopotutto) proviene da quello di un pirata saraceno che infestò i nostri lidi quindici secoli orsono, sicuramente molto più concreto e pericoloso di un folletto.

Le “Belle Signore” o “Donne di Fuora”, un po’ fate un po’ streghe, sono potenti maliarde mescolate di giorno alla popolazione comune, che di notte escono di casa in foggia di spirito per trattare con le anime dei morti e combattere le entità immonde, proteggendo la città. Tolgono inoltre i malocchi e tutte quelle jettature che con lo sguardo le Mavàre possano avere gettato (“jettato”, appunto). Le Donne di Fuora sono in tutto 33, diffuse solo in Sicilia o nel meridione e governate da una Regina Madre che risiede proprio a Messina. Al contrario loro, le Mavàre (o “Donne di Notte”) sono invece streghe decisamente perfide, che, oltre a lanciare invidie, legature e fascini sugli uomini comuni, possono trasformarsi in strigi (civette o, in dialetto, pìole) ed emettere fino all’aurora il proprio lugubre verso.

Ogni notte, sembrerebbe, terribili battaglie soprannaturali ci infuriano attorno.

Mentre noi dormiamo, ignari..

.

Il Codice Cariddi su Amazon.it

.

Leggi altri articoli de Il Codice Cariddi

Pin It

Related Posts

0 Responses to Mentre noi dormiamo ignari…

  1. Bella Mauro 🙂 A me raccontarono da piccolo che ai folletti o gnomi se toglievi il cappello allora potevi farti dare da loro qualunque cosa ma che se non ci riuscivi per il tentativo loro t’avrebbero saccagnato di corpa!!! 🙂

    • maurolongo says:

      ehehheheh… io di storie di folletti, personalmente non me ne ricordo… ma io ero di “Torre Faro”, quindi le nostre erano tutte storie di mare… mentre i “cittadini” e quelli che stavano vicino le colline e i paesi avevano altre leggende…
      se ti ricordi qualche storia bella corposa segnalamela e vediamo di farci un qualche numero della rubrica…

  2. Umberto Pignatelli says:

    Dalle mie parti (piemonte) abbiamo le Masche. Sono streghe, ma a volte si indentificano anche con i fuochi fatui. Mio nonno mi racconto` una volta di averne vista una, mentre tornava, in bicicletta, dal turno di notte alla fornace dove lavorava.
    E la vide proprio vicino al cimitero…

    • maurolongo says:

      A Messina l’equivalente più diretto delle Masche sono le Donne di Notte, ma è un aspetto della tradizione non particolarmente diffuso, forse il meno conosciuto tra quelli che ho citato… Le Donne di Fuora sono più simili a fate benefiche, esseri luminosi, mentre le “Mavàre” vere e proprie sono più simili alle donne jettatrici, cioè “persone del popolo” molto concrete e per niente spirituali, che gettano il malocchio e fanno cose simili.

  3. leo says:

    Interessante il tuo spazio, trovato per caso. Beh io sono di Camaro e devo dire che di cose ne ho sentite un paio quand’ero ragazzino. Ho sentito raccontare di un cavallo che nottetempo corre su via Santa Marta, chissà forse è una leggenda legata al Cavaliere della Sventura di cui parli, anche perchè se ben ricordo, qualora si fosse per strada e cmq si sentissero gli zoccoli del cavallo bisognava rintanarsi in casa e non cercare di guardare.
    Altre storie riguardano le case vecchie che si trovavano grosso modo sotto il vecchio ponte ferroviario oggi dismesso e che si dicevano essere tutte infestate. Un’altra storia che mi viene in mente è quella relativa ad una giovane ragazza di bellissimo apsetto che, nottetempo, si dice manifestarsi alla fermata dell’autobus davanti al Gran Camposanto, pare che chieda di essere accompagnata a casa e si dice che una volta un uomo che l’aveva fatta salire in macchina si recò dove lei gli chiese di essere portata ma arrivati sul posto la ragazza svanì. L’accompagnatore scese comunque all’indirizzo e fu fatto accomodare in casa da una signora che gli mostro’ la foto della figlia morta: era la ragazza che poco prima aveva chiesto il passaggio.
    Poi mi ricordo i tipici mostri che mia mamma e mia zia nominavano per farmi paura da bambino. C’era: “u cappeddu niru” e poi Zagarella ma stu zagarella credo avesse origini dalla vita reale perchè d uno coi capelli arruffati e disordinato si dice “ci n’assumigghia a Zagarella” cioè sembri Zagarella.

  4. leo says:

    Questa di Zagarella ricorda un pò l’espressione “ho le gambe che gliele posso portare a Barbaro per quanto mi fanno male”. Il senso della frase è che ho le gambe talmente dolenti da poterle buttare via o portarle al robivecchi, Barbaro infatti pare fosse uno che raccoglieva roba vecchia, da qui è rimasta la locuzione.

  5. maurolongo says:

    Salve Leo! La storia della ragazza del camposanto è una leggenda diffusa in tutto il mondo. Si tratta quindi di una leggenda metropolitana, oppure l’autostop deve essere un’usanza diffusa tra tutti i fantasmi del mondo! 😉
    Molto più interessanti e tipiche mi sembrano le storie che racconti del cavallo (più o meno connesso con il Cavaliere della Sventura), delle case infestate e dei “berretti neri”.
    Il folklore irlandese ad esempio conosce i redcap “berretti rossi”, un tipo di folletti malevoli e inquietanti, ma non ho sentito molto sui “black cap”, quindi si tratta di una tradizione peculiare che andrebbe approfondita. In queste cose, le storie degli anziani valgono più di molti libri!
    Sono contento che ti piaccia il blog, che tratta anche di altri temi rispetto a messina.
    Se vuoi una panoramica dei miei articoli pubblicati finora, ecco un altro link per te:
    http://caponatacyberpulp.blogspot.com/
    oppure, su questo blog, per non perderti tra mille cose, l’indice degli articoli “CODICE CARIDDI” è questo:
    http://maurolongo.wordpress.com/category/codice-cariddi/

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *