Juan of the Dead

by • 24/07/2012 • Recensioni, Roba miaComments (0)1195

Di cosa si tratta

Juan of the Dead (in originale Juan de los Muertos) è un film cubano del 2011 scritto e diretto dal regista argentino Alejandro Brugués. La produzione è cubano-spagnola e il film sarebbe “il primo film di zombi ambientato a Cuba”, con un budget stratosferico (per Cuba) di 1,6 milioni di dollari. Il cast comprende attori cubani di una certa esperienza ma conosciuti solo in patria. Il titolo è una sorta di commedia-horror sugli zombi, vuole scimmiottare Shaun of the Dead (e, indirettamente, Dawn of the Dead) e ha vinto un paio di premi minori nei festival del 2011.

Cosa succede

Juan e Lazaro sono una coppia di perdigiorno cubani, una specie di Don Chisciotte e Sancho Panza de nosotros, che cercano di portare a casa la giornata a L’Avana, in mezzo a una Cuba ben descritta come un’isola povera, arraffona, un po’ stracciona e pittoresca, ma tranquilla e amabile. I due sono i primi a venire a contatto con i morti viventi, che arrivano sull’Isola non si sa come né da dove (dal mare?).

Ben presto comincia la catastrofe zombi: lentamente, poco a poco, con una cadenza di avvenimenti molto graduale e ben studiata, l’intera Cuba cadrà nella devastazione. Il degrado zombesco viene descritto come abbastanza lento e costante, accettato senza troppi problemi dalla popolazione, abituata da decenni ad adattarsi a qualsiasi situazione senza battere ciglio.

Juan e Lazaro, circondati da altri personaggi che vanno e vengono, dapprima mettono su una piccola impresa di “zombie-buster” e ci alzano qualche soldo, poi, man mano che la situazione peggiora, cominciano a pensare a un piano per salvarsi. Alla fine non resterà più nessuno di vivo sull’isola a parte loro e, mentre L’Avana va in fiamme ed è ormai invasa del tutto, i nostri decidono di fuggire per mare, sperando che dall’altro lato dell’embargo non vi sia una catastrofe anche peggiore.

Juan e Lazaro, i due protagonisti principali, trasposizione zombesca-cubana-moderna di Don Chisciotte e Sancho Panza

Grezzezza

Nonostante tutto il film sia un putiferio di coattaggine latino-americana, l’incarnazione del tamarro in questo film è senz’altro Lazaro, schifoso più o meno in tutte le sue manifestazioni. Grazie a questa laida spalla del protagonista, il film porta a casa un ottimo punteggio di grezzezza. Un ulteriore bonus di lasciva burineria è rappresentato dall’amico travestito della coppia, una sguaiata tappinara di periferia che con i suoi lazzi da travone riempie il film di simpatiche scenette. 

Nerdismo

Film sugli zombi a Cuba, discretamente ben fatto, che potrebbe tuttavia non ottenere un alto punteggio nerdico, visto che non vi sono citazioni troppo evidenti al resto della nerdosfera: non esistono altri film, fumetti, videogames collegati, se non genericamente per il titolo o per il soggetto. Meritano comunque doverosa menzione sia l’arma usata da Juan per far fuori gli zombi, un remo di legno, che l’espediente con cui un solo personaggio riesce a far fuori centinaia di zombi, tramite una automobile, un arpione e un palo della luce: geniale! 

Figaggine

Se si volesse portare il film come argomento in una discussione dotta, ecco che il contesto cubano offre diversi spunti di interpretazione e livelli di lettura intellettuali della pellicola. Satira pro-castrista/anti-castrista? Una amara critica alla Cuba chiusa e degradata degli ultimi anni? Gli zombi come esempio di una spersonalizzazione dell’uomo propria dei regimi comunisti? Una critica graffiante al regime? Una critica mordente al resto del mondo? L’affresco horror-demenziale di una popolazione talmente vessata (o talmente disincantata) che nemmeno una apocalisse zombi riesce a scuoterla? Un innamorato affresco della Cuba sorniona e pittoresca del 21esimo secolo, ancora strettamente fedele alla propria, unica e inimitabile revoluciòn? Chi volesse, potrà prendere questo scanzonato e irriverente filmaccio cubano e appiccicargli tutti i significati che desidera, ovviamente senza alcun rapporto con il film medesimo.

Juan de los Muertos, un vibrante e satirico affresco della condizione viaria de L’Avana negli anni del post-Castrismo

La Chicca

La scena del tango con lo zombi è di certo una delle più belle che la storia della cinematografia horror-comica ricordi. Ammanettato all’amico travestito, ormai zombificato, Juan dovrà cercare di liberarsi del pericoloso fardello, mentre questo farà di tutto per mordere e graffiare, da buon morto vivente che si rispetti. Forse possiamo leggere questa scena come un’amara critica al decadimento delle scuole di ballo cubane degli ultimi anni, oppure, viceversa, come un accorato omaggio alla tradizione della danza caraibica.

La Fesseria

In un film scanzonato e pseudo-demenziale come questo è difficile trovare una caduta di stile o un errore tecnico. Forse ci sarebbe stato bene un qualche accenno, anche velato, a quello che potrebbe essere accaduto nel frattempo nel resto del mondo o una comparsata del Lider Maximo (che per la verità viene comunque citato), forse l’unico vero e proprio morto vivente della Cuba dei nostri giorni. Non ci sono comunque grandi fesserie da riportare.

“Juan de los muertos, matamos a sus seres queridos, en qué puedo servirle?”

Giudizio complessivo

Juan of the Dead è un film a cui non manca nulla. Una storia horror-comica ambientata a Cuba, con tante ottime idee, protagonisti assolutamente validi, trovate geniali, siparietti ben riusciti e una buona realizzazione finale. Non manca anche qualche riflessione esistenziale, una certa dose di coraggio e spirito ardito e un paio di situazioni di sentimento che non guastano. Nuovi e plausibili modi di ammazzare gli zombi si aggiungono a tutti quelli classici del genere: il remo, l’arpione+cavo metallico e la fionda caricata a biglie d’acciaio.

Sicuramente il film rientra nell’Olimpo delle prime dieci pellicole del genere “zombi”.

Juan, l’eroe ammazza-zombi, con il suo fidato remo


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