In cerca di fortuna – recensione

by • 13/08/2014 • Consigli per gli acquisti, Dal LibroGame al Gioco di Ruolo, RecensioniComments (5)3259

copertina

Grazie ad Alessandro Viola (aka Yaztromo), questo blog sta ricominciando a postare contenuti di qualità, visto che il suo legittimo tenutario latita parecchio in questi mesi.

Dopo la splendida presentazione / recensione del gioco di ruolo dell’Orlando Furioso, Alessandro  scrive infatti ora di un’altra opera di Andrea Angiolino, ritornata alla luce molto di recente grazie alla ottima casa editrice Origami Edizioni: si tratta di In cerca di fortuna, il primo librogame italiano!

In cerca di fortuna – recensione di Alessandro Viola

in cerca di fortunaNel 1987, Edizioni Ripostes ha dato alle stampe il primo librogioco vero e proprio scritto in Italiano (e non una traduzione da un’altra lingua, come era accaduto fino a quel momento). Primo in Italia in coabitazione con “Il Presidente del Consiglio sei tu“, che e’ uscito praticamente in contemporanea. Per qualche motivo che mi sfugge, Ripostes non ha poi continuato a ristampare quel volume, che e’ presto divenuto un oggetto pregiato per i collezionisti e al giorno d’oggi e’ praticamente introvabile.

Io che non sono uno dei fortunati possessori dell’edizione del 1987, sono stato tra i primi a prenotare la nuova ristampa, quando ho saputo che, a circa ventisette anni di distanza, Origami Edizioni avrebbe riproposto al pubblico “In cerca di fortuna” di Andrea Angiolino.

schedaIl librogioco prevede un numero di paragrafi in linea con media dell’epoca (364, contro i classici 400 di Fighting Fantasy e 350 di Lupo Solitario), e appare abbastanza esile, pur considerando il formato leggermente piu’ grande dell’usuale, che valorizza la bella copertina e ben si accompagna alla scheda del personaggio cartonata (ma credo che nessun lettore la usera’ mai: e’ troppo bella per scriverci sopra!).

Il regolamento e’ semplice e rapido da apprendere, basato sulla meccanica d6-d6, particolarmente cara ad Angiolino (l’ha usata anche nei giochi di ruolo “Mediterraneo” e “Orlando Furioso“) e tra le piu’ intuitive del panorama dei giochi di ruolo e dei librigioco. Come sempre, io avrei preferito che i punteggi iniziali non fossero la conseguenza di un lancio di dadi, ma piuttosto della distribuzione libera di un certo numero di punti da parte del giocatore, ma nel 1987 questo era un concetto ancora di la’ da venire (e lo e’ in molti casi anche tutt’oggi!)
Un aspetto interessante e’ che, nello stesso librogioco, ci sono ben due regolamenti: uno base, che si puo’ leggere in due facciatine ed e’ sufficiente per cominciare immediatamente a giocare e uno leggermente piu’ complesso, che richiede una lettura introduttiva circa doppia e qualche dado in piu’ da lanciare durante il gioco.

L’aspetto piu’ interessante di questo librogioco e’ quello degli “eventi speciali“, ovvero lettere da segnare sulla scheda del personaggio e che indicano certe interazioni con l’ambiente circostante. In questo modo, se ritorni una seconda volta nello stesso ambiente, lo troverai “diverso”, perche’ si terra’ conto degli eventi accaduti al tuo primo passaggio, nel caso questi avessero causato dei cambiamenti significativi. Se si uccidono gli scheletri della cripta, per esempio, la volta successiva che si tornera’ nella cripta, non ci saranno piu’, come logico.

Utilizzando questa meccanica si puo’ cosi’ esplorare liberamente tutto il microcosmo del librogioco, potendo comunque “tornare indietro” a recuperare eventuali oggetti necessari, oppure anche semplicemente per riposarsi e ritemprarsi dalle ferite, prima di ritornare alla carica.

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La torre fantasma, il librogame citato da Angiolino come cattivo esempio di gestione degli eventi ricorsivi.

Come dichiarato dall’autore in diverse interviste, era questa caratteristica, molto realistica, che aveva trovato carente nei librigioco che aveva letto all’epoca, che voleva soprattutto implementare e questo e’ stato fatto magistralmente, con una meccanica semplice e comunque efficace.

Paul Mason, qualche anno dopo (1988 in Slaves of the Abyss e 1990, in Black Vein Prophecy) introdurra’ delle meccaniche simili, ma tramite “falsi oggetti”, ovvero, per esempio, il pugnale ingioiellato che ti verra’ regalato da un certo personaggio in una certa occasione e che il protagonista accettera’ “automaticamente” (il testo non concede la possibilita’ di rifiutarlo) e che in pratica non servira’ a nulla in tutto il resto del librogioco se non in un bivio particolare dove “se hai il pugnale ingioiellato” potrai procedere in un certo modo e concludere con successo l’avventura.

In Black Vein Prophecy, un particolare mostro magico potrebbe colpirci verso l’inizio dell’avventura e il punto dove verremo colpiti verra’ ricoperto da “scaglie multicolori”, che non avranno nessun altro effetto fino alla fine dell’avventura, dove consentiranno di accedere ai paragrafi che conducono alla soluzione.

In qualche modo si tratta di una evoluzione delle famose “chiavi numerate” che si incontrano fin dall’inizio della saga Fighting Fantasy, ma in questo caso, oltre a fungere da prerequisito per accedere alle sezioni “finali” dell’avventura, consentono anche di tornare piu’ volte negli stessi ambienti dopo averli “cambiati” e senza trovare situazioni illogiche, come ritrovare di nuovo gli stessi mostri sconfitti in precedenza e senza dover ricorrere, per esempio, alle precisazioni della serie “Misteri d’Oriente” che, meno elegantemente, specifica nel regolamento che “se torni nella stanza dove hai gia sconfitto un mostro, questo ovviamente non ci sara’ piu’ e potrai ignorare le indicazioni in tal senso di quel paragrafo”…

Il librogame che contende a quello di Angiolino il primato italiano.

Il librogame che contende a quello di Angiolino il primato italiano.

Ovviamente e’ difficile introdurre in un librogame piu’ di una decina di “oggetti chiave” di questo tipo senza diventare assolutamente stucchevoli, mentre in “In cerca di Fortuna” i codici degli “eventi speciali” sono 25-30.

Sara’ poi verso la meta’ degli anni Novanta che Jonathan Green, e, soprattutto Dave Morris in coppia con Jamie Thomson, porteranno all’uso diffusissimo delle cosiddette “codewords”, che consentono investigazioni multiple degli stessi luoghi trovandoli ogni volta “diversi” a seconda degli interventi apportati in precedenza, oppure delle azioni compiute nel tempo dai personaggi non giocanti.

In tal senso, la serie Fabled Lands sara’ l’apogeo di questo concetto, dal momento che creera’ un mondo liberamente esplorabile, collegato abilmente attraverso svariati libri che coprono regioni diverse e dove non c’e’ una particolare missione che deve essere compiuta, ma ci sono tante possibili missioni, grandi o piccole, che possono essere intraprese o meno a volonta’ del lettore e che possono essere, volendo, abbandonate e riprese quante volte si vuole.
In questo senso, “In cerca di Fortuna” e’ stato un librogioco che ha proposto una meccanica, per quanto semplice, decisamente pionieristica!

Detto degli aspetti interessanti e innovativi delle regole e della meccanica del gioco, l’avventura e’ una classica avventura fantasy ambientata in un microcosmo simile a quello della Liguria del medioevo, a partire dalla citta’ di Ianua (che e’ facilmente sovrapponibile a Genova), per spingersi verso il suo entroterra.

Andrea Angiolino

Andrea Angiolino

Dal punto di vista narrativo, i paragrafi sono stringatissimi e ricordano molto lo stile delle cosiddette “avventure testuali” che giravano gia’ sulle piattaforme elettroniche precedenti all’era dei PC e avevano molto seguito. Al giorno d’oggi probabilmente molti lettori troveranno il testo fin troppo scarno, per quanto la cosa sottolinei gli aspetti meccanici e ludici dell’avventura

L’avventura conduce attraverso una serie di villaggi e luoghi d’interesse fino al “villaggio maledetto“, dove i morti hanno scoperchiato le tombe e attaccano i vivi e dove c’e’ il sotterraneo (con tanto di drago, tanto per rimanere sul classico) con un tesoro leggendario.

Gli incontri, gli oggetti e la storia di sfondo da ricomporre (come se fossero tessere di un puzzle, per capire qual e’ il modo migliore per concludere il gioco con successo) sono decisamente interessanti e gli aspetti del gioco collegati con le capacita’ di intuizione e analisi del giocatore sono decisamente predominanti rispetto ai combattimenti e alla fortuna con i dadi (cosa rara nel panorama dell’epoca).

Solo la parte del labirinto che conduce alla stanza del tesoro, con le sue descrizioni super-minimaliste per raggiungere una sola stanza, e’ decisamente troppo lunga e poco soddisfacente, dal momento che non aggiunge veramente nulla al gioco.

Il testo stringatissimo non consente di dichiarare in tutta onesta’ che questo sia uno (dei primi) esempi di “fantasy mediterraneo”, dal momento che, a parte la descrizione introduttiva di Ianua e delle terre circostanti, il testo e’ cosi’ stringato che non si possono quasi ma trovare vere e proprie descrizioni dei luoghi che richiamino ambienti “mediterranei”, mentre ci sono aspetti classici del repertorio fantasy, come, per esempio, i Nani.

L’aspetto che forse puo’ essere piu’ avvicinato a contesti vagamente “mediterranei” e’ quello dei combattimenti, che sono pochi e devono essere adeguatamente scelti e preparati “cum grano salis”, per non incappare in rapide morti istantanee: va bene fare a botte, di tanto in tanto, ma prima bisogna usare la testa, scegliere le battaglie giuste da combattere e prima di tutto mettersi nelle migliori condizioni per vincere. Non viene propugnato l’eroe “solo contro tutto e tutti”, che con la sola forza del suo braccio e della sua audacia puo’ sconfiggere da solo i nemici piu’ forti (cosa che e’ presente in molta letteratura fantasy e in librigiochi di ispirazione piu’ classicamente “norrena”). Certo, questo e’ un aspetto del “fantasy mediterraneo”, ma mi sembra un po’ poco per fare de “In cerca di Fortuna” un capostipite di questo genere, ma al massimo un lontano precursore ideale.

In generale, secondo me per apprezzare a pieno la lettura di questo librogioco bisogna ricordarsi di quali erano i riferimenti dei lettori del 1987, ma ci sono tuttora svariati motivi di interesse per i lettori del 2014 che ne consigliano caldamente la lettura.

Va poi anche detto che in diverse interviste Andrea Angiolino ha dichiarato che esiste un seguito inedito de “In cerca di Fortuna“, che forse un giorno verra’ a sua volta pubblicato.

Sicuramente questo librogioco ha portato fortuna all’autore, all’epoca ancora giovane e sicuramente in cerca di foruna lui stesso. Speriamo che questa riedizione porti fortuna anche ai lettori e spiani la strada anche alla edizione del seguito!

In cerca di fortuna sul sito di Origami Edizioni!

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5 Responses to In cerca di fortuna – recensione

  1. Davide says:

    Davvero un gran lavoro! Bravo Alessandro! 🙂

  2. Yaztromo says:

    Qui http://www.lloydofgamebooks.com/2014/10/codewords-in-gamebooks.html trovate un articolo dove si parla piu’ diffusamente delle parole codice (codewords).

  3. redcomet says:

    Io ho la prima edizione con dedica 😛

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