I fuochi del solstizio d’inverno

by • 28/08/2012 • Codice Cariddi, Roba miaComments (0)1167

Nonostante questo articolo sia “fuori stagione”, è l’ultimo che restava da pubblicare per la serie Codice Cariddi.
E’ quindi il momento di rilasciarlo e completare questa rassegna di curiosità su Messina e la Sicilia, già apparse negli anni scorsi sul quindicinale Ufficio Spettacoli e qui riproposti per l’ultima volta.

Come nel caso dei falò accesi nella notte di San Giovanni (in onore del Solstizio d’estate), anche il Solstizio d’inverno ha le sue tradizioni, che in Sicilia sono quanto mai vive e sentite.

Molte usanze delle festività d’inverno derivano da tale ricorrenza pagana, che apre la porta alla rinascita dell’anno e al nuovo allungarsi dei giorni, verso la primavera.

Fuochi d’artificio, botti e tappi di spumante (ogni tanto, anche qualche pistolettata) segnano con tutto il rumore possibile la felicità di chi butta via il vecchio anno e si prepara ad affrontare il nuovo. Il rosso di tovaglie e vestiti a sua volta ricorda il fuoco e il colore propizio agli dei, così come pranzi e banchetti infiniti sono augurio di prosperità e benessere per il futuro.

Alla dodicesima notte dal Natale, l’Epifania con la befana (che è una vecchia strega) o i magi (che sono astrologhi e maghi), segna tutta la magia pagana e misteriosa che ancora permea le tradizioni rurali. In diverse contrade di Sicilia, il 6 Gennaio si celebra per esempio la festa del “pagghiaru”, durante la quale i ragazzi del paese si arrampicano su un alto palo allestito come una “capanna” e ricolma di agrumi, nastri, salsiccia, ciambelle e forme di pane.

Nella stessa occasione giungono i figuranti che incarnano l’Uomo Selvaggio e il suo “cavaddhuzzu”, ricordo di riti altrettanto dimenticati. Questi due “esseri” si attaccano e ballano uno attorno all’altro, in una pantomima di fuochi d’artificio e passi di danza.

L’omu sabbaggiu nella pantomima pirotecnica siciliana

Infine, come non citare gli immensi falò appiccati in tutte le città la notte di Capodanno? Cataste di legna accumulate da settimane vengono accese assieme a cassonetti e automobili abbandonate, salutando con queste pire le notti più lunghe dell’anno e invocando il ritorno del sole.

Molti criticano queste pire e questi incendi, così pericolosi per i cittadini. Ma la realtà è che tali fuochi vengono accesi nelle notti del Solstizio dalla notte dei tempi, da prima ancora che le città esistessero.

Hanno quindi un diritto di nascita irrevocabile. È probabilmente per questo motivo che le amministrazioni comunali non facciano nulla per impedirli, nonostante le cataste accumulate siano spesso per settimane sotto gli occhi di tutti.

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