Decameron dei Morti – la recensione di Gianluca Santini

by • 19/07/2013 • Decamerone dei Morti, News, RecensioniComments (0)1198

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Una nuova recensione per il Decameron dei Morti. Questa volta l’autore è Gianluca Santini di Nella mente di Redrum, che compie un’analisi dettagliata, anche con qualche criticità.

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Decameron dei Morti o L’alba dei Trapassati Redivivi (di Mauro Longo)

Recensione di Gianluca Santini per Nella mente di Redrum

(Il grassetto è mio ed è usato con una certa autocelebrazione)

 

Quando si ha a che fare con un certo tipo di narrativa, come può essere quella riguardante gli zombie e i morti viventi in generale, è sempre complicato riuscire a scrivere qualcosa che riesca a intrigare e catturare il lettore nonostante il tema già conosciuto e visto in decine di altri libri o film. Con il “Decameron dei Morti” il rischio del già visto non si pone.

In effetti la rivisitazione del famoso Decameron in salsa horror è un ottimo espediente per creare un’opera che non è da vedere come una serie di racconti, bensì come un romanzo vero e proprio con punti di vista, una storia unica che coinvolge l’Afflizione dei Morti, la sua nascita e diffusione in particolare nella città di Firenze. Il tutto ha comunque una sua precisa struttura: abbiamo la cornice, narrata da Francesco Boccaccio, fratellastro del più noto autore, che consente ai diversi personaggi, tutti arruolati in una compagnia di militari che hanno l’obiettivo di liberare la città dai Morti, di raccontare le proprie novelle. Ogni giornata inizia con un’introduzione di Francesco, a cui segue la novella del narratore della giornata, che conclude di solito con informazioni generali sull’Afflizione, sui tipi di Morti o sui modi con cui contrastarli. Infine c’è una conclusione sempre all’interno della cornice, in cui si colloca di solito una canzone o una poesia adeguata a ciò che è stato narrato nella novella. In questo modo il lettore si ritrova in uno schema ben preciso e non si ritrova mai spaesato.

Se l’ambientare la vicenda nel Trecento è di certo uno dei punti a favore del romanzo, soprattutto dal punto di vista dell’evitare cose già note e proporre qualcosa di originale, non si deve commettere l’errore di pensare che il Trecento sia solo parte dell’ambientazione. Certo, le ricostruzioni della città di Firenze e dei suoi dintorni, del modo di vivere, della società del tempo, sono tutti aspetti molto curati e si nota una profonda ricerca alla base della scrittura, che consente di avere un’ambientazione solida e senza contraddizioni o sbavature. Tuttavia l’autore non si è limitato a esplorare il mondo come scenario, ma ha fatto suoi i modi di parlare e scrivere del periodo. Il Trecento è presente anche nella sintassi, nelle costruzioni grammaticali, nel lessico e nelle esclamazioni. Lo stile, insomma, è vicino a quello del periodo in cui le vicende sono ambientate, e questo aspetto, oltre a rafforzare la percezione del grande lavoro svolto dall’autore nello scrivere questo eBook, consente di accentuare il grado di realismo delle vicende. È come se quelle storie fossero davvero avvenute, e noi fossimo testimoni di quegli eventi tramite un libro scritto da Francesco Boccaccio in quanto personaggio realmente esistito e non di finzione. Per tutti questi motivi, a prescindere ancora dalla qualità delle storie raccontate, ci sono da fare già i complimenti all’autore: scrivere il “Decameron dei Morti” non deve essere stata impresa facile.

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Le novelle sono, ovviamente, il fulcro del libro. Le prime si focalizzano sulla nascita dell’infezione che ha portato i morti a risorgere e attaccare i vivi. L’autore non dà una spiegazione univoca di ciò che è accaduto e di come questa Afflizione si sia sviluppata. Ogni narratore porta la sua personale interpretazione e il lettore si trova quindi più spiegazioni possibili, con la libertà di scegliere quale sia la più plausibile, a livello cronologico, oppure la libertà di pensare che ci sia stata qualche altra vicenda antecedente e che sia davvero imputabile come nascita del morbo dei morti viventi. Insomma, anche questo è un punto molto positivo, un modo totalmente onesto di trattare il lettore e porlo in un ruolo attivo durante la lettura. Le ultime novelle invece si spostano su Firenze e sulla vita della compagnia di militari nella città, con addirittura due novelle che raccontano quello che è avvenuto nella giornata appena trascorsa dai personaggi. Devo ammettere che ho preferito di gran lunga questo secondo blocco di racconti, rispetto al primo. Ragionandoci questo è da imputare al fatto che i primi racconti si assomigliano l’un l’altro: anche se parlano di luoghi, tempi e personaggi diversi, trattano comunque degli inizi del contagio e quindi si incentrano tutti su determinate sensazioni ed emozioni dei personaggi. Questo porta a un certo grado di ripetitività, che raggiunge il suo apice nella novella della giornata cinque, punto ideale di unione tra i due blocchi narrativi, dato che contiene la storia di come l’Afflizione sia cominciata a Firenze.

La novella della quinta giornata è dunque quella con cui ho avuto maggiori difficoltà, arrivando addirittura a leggerla con molta lentezza e interrompendomi più volte. Purtroppo, nonostante alcune scene molto belle, è una storia con cui non sono riuscito a entrare in sintonia. A differenza di quella le ultime quattro novelle le ho trovate una più bella dell’altra, con il risultato che ho divorato la seconda metà del libro in pochissimo tempo. Oltre all’originalità dell’ambientazione, i racconti coinvolgono grazie a descrizioni molto efficaci, sia dei combattimenti o delle fughe dai Morti, sia delle orribili gesta che i Trapassati compiono nelle strade o negli edifici delle città. Il lato horror non è mai trascurato, anzi, viene spesso e volentieri sottolineato da brani che rimangono ben impressi nella mente. Sarà difficile dimenticare, ad esempio, il cumulo di Morti a Firenze, in cui sembra che tutti i corpi siano fusi in un unico organismo, capace di lanciare gemiti e muovere ancora qualche arto in maniera inquietante.

Altro punto a favore, a mio avviso, è la presenza di diverse tipologie di morti viventi. Fin dagli inizi l’autore ci pone di fronte Larve, Carcasse, Arpie, Ossessi. Tanti nomi per indicare i mostri che si aggirano per Firenze e dintorni. Dietro ogni nome c’è un ben preciso modus operandi, una determinata sequenza temporale dal momento in cui questi sono stati infettati a quando sono morti e poi risorti. Mi ha fatto molto piacere trovare, sul finire di una novella, un elenco piuttosto dettagliato di tutte queste figure, con descrizione delle loro peculiarità e del modo con cui ogni infetto può diventare questo o quell’altro tipo di Redivivo. Oltre a queste categorie generali il romanzo è ricco di figure specifiche che non si possono facilmente dimenticare. Se da un lato abbiamo i dieci narratori umani, con cui entriamo in contatto e per la cui sorte teniamo, dall’altro abbiamo una serie di Morti speciali, soprattutto nelle prime novelle. Alcuni esempi su tutti sono il Mietitore, un Morto che ancora porta la falce con cui lavorava quando era vivo, oppure il Verro che ha portato il morbo dentro le mura di Firenze.

In definitiva il “Decameron dei Morti” è un buon prodotto, un libro che ogni appassionato di narrativa zombie dovrebbe leggere e far proprio, perché non solo in America o nei giorni nostri si possono ambientare storie di questo tipo. L’autore ha lavorato intensamente sul testo e questo emerge dalla lettura, sia per lo stile particolare sia per la costruzione delle vicende narrate. Infatti, nonostante lo stile richieda un’attenzione maggiore da parte del lettore, con la conseguenza che la lettura procede più lentamente, i racconti riescono a catturare lo stesso e i diversi personaggi non hanno difficoltà a far entrare il lettore in contatto con loro.

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Voto: 7.5

 

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