ŠRDN (Shardan) – Quattro chiacchiere con Andrea Atzori

by • 24/11/2016 • Acheron Books, Consigli per gli acquisti, Editoria e Narrativa, News, RomanziComments (0)806

ŠRDN

ŠRDN (pronunciato Shardan) è l’ultimo romanzo di Andrea Atzori, pubblicato da Acheron Books. Facciamoci quattro chiacchiere con l’autore!

Età del Bronzo. Il bacino del Mediterraneo è un crogiuolo di civiltà, dèi, culture, traffici e battaglie, e dai lidi di S’ard, l’isola tempio, gli Shardan, il Popolo del Mare, veleggiano su navi da guerra per sfidare i propri nemici in onore del Dio Maimon. Sono in Egitto, nel 1278 a.C., pronti a piegare il delta del Nilo e a conquistare la Terra dei Faraoni. Ma non riusciranno mai nell’impresa: a un passo dalla vittoria si fermeranno all’improvviso, torneranno sulla loro isola, e il loro nome sprofonderà nella tenebra e verrà dimenticato dalla Storia. Qui si narra che cosa accadde.

ŠRDN – Dal bronzo e dalla tenebra

Ultimo libro di Andrea Atzori e ultimo libro di Acheron Books (nel momento in cui scrivo), ŠRDN è un fantasy storico ambientato nella Sardegna dell’Età del Bronzo, con aggiunte mitiche e soprannaturali. Non l’ho ancora letto, ma conoscendo autore e casa editrice, posso presumere che si tratti di uno splendido esempio di mediterranean fantasy.

ŠRDNIl libro sarà presentato questo fine settimana al GioCoMix di Cagliari, in presenza dell’autore, ma è già disponibile al preordine su Amazon.it. Visto che ne volevo senz’altro parlare ma non avrei molto altro da dire senza aver letto nulla (e visto che sarei di parte nel parlare del libro, in quanto in buoni rapporti con Andrea e a mia volta pubblicato da Acheron) ecco che ho pensato di scambiare quattro chiacchiere con Andrea.

Ciao Andrea, parlaci per prima cosa di te. Chi è Andrea Atzori? Come ti racconteresti tu stesso?

SRDNCiao, Mauro (e ciao, Caponata Meccanica!). Grazie dell’invito. Chi è Andrea Atzori… La domanda di riserva? Di solito mi impegno più a essere che a raccontarmi.

Sono molte cose. Un viaggiatore, un day-dreamer testardo, uno scorbutico con tendenze ascetiche, un suonatore di chitarre acustiche; sono un giocatore di ruolo, un lettore che non riesce mai a leggere quanto vorrebbe; sono un marinaio, un camminatore, sono sardo, italiano, ora un po’ tedesco; sono un marito e un padre.

Scrittore no, non lo sono. Scrivere è ciò che faccio. E non potrei farlo se prima non fossi tutte le altre cose.

Di ŠRDN ho riportato la sinossi ufficiale e la storia la andremo scoprendo man mano, leggendo… Però tu dicci qualcosa che non troviamo nella presentazione: qual è la cosa più importante del romanzo, quella che assolutamente ti preme dire?

previewÈ che l’ho scritto senza timore. Quando si scrive di Sardegna in chiave fantastica non si può che avere in mente un pubblico diviso: chi è sardo e chi non lo è. Chi è sardo, purtroppo tende spesso a giudicare “politicamente” ogni opera che tratti di Sardegna, e ci sono degli individui che nel 2016 temono ancora la fantasia letteraria come “falsificazione culturale”. Io non ho nulla da spartire con questo pubblico e mi auguro che rimanga il più lontano possibile dal mio lavoro, perché non lo capirebbe.

Ho scritto ŠRDN per chi ancora capace di lasciarsi incantare. L’ho fatto ibridando le tradizioni e le fascinazioni della mia terra in modo anche irriverente; sanguinario, brutale, epico nel senso più autentico, per raccontare la storia che mi premeva di raccontare, affinché lasciasse un segno. Da questo punto di vista, si potrebbe dire che ho scritto per il lettore Acheron, e ci tengo a sottolinearlo.

ŠRDN arriva dopo diversi altri tuoi libri: parlacene un po’ e dicci anche se consideri quest’ultimo lavoro come una pietra miliare o un punto di svolta, per qualche motivo.

Il mio “esordio” fu un diario di viaggio, non più in commercio, pubblicato prima che i miei lavori di fiction raggiungessero l’attenzione di un editore. Ma il mio primo romanzo – seppur non come data di pubblicazione – è senza dubbio Multiverse Ballad (Origami). Rappresenta per me una sorta di dichiarazione di stile e di intenti, e tutte le altre opere, sia la trilogia di Iskìda della Terra di Nurak sia ŠRDN – sono concettualmente riconducibili alla sua cosmogonia narrativa.

memoriae-milites-nuragica-nuraghe-dianaDal punto di vista MB, la Sardegna è davvero soltanto “un’ambientazione”, declinata in due universi narrativi differenti, quelli dei rispettivi romanzi. Dire come sarebbe uno spoiler troppo grosso, quindi mi perdonerete l’omissione. 😉 Da un punto di vista di stile, l’ultimo arrivato ŠRDN è sicuramente il romanzo più crudo che abbia mai scritto.

Lo considero un buon romanzo, ma una pietra miliare solo nella misura in cui – come diceva Calvino – l’unico romanzo che appartiene veramente a uno scrittore è quello che deve ancora scrivere. Con ŠRDN ho scritto qualcosa che non avevo mai scritto prima. Ora lo so. Ne comprendo i pregi. Ma il mio mestiere è concentrarmi sui difetti, farne tesoro e andare avanti.

Molte tue storie raccontano o si ispirano, in un modo o nell’altro, alla Sardegna storica, mitica o leggendaria. Pensi di continuare su questo filone e diventare definitivamente “quello del fantasy sardo” oppure in futuro vedremo altri orizzonti?

nuraghi-sardegna-aeronike-massimo_397733Che ci crediate o no, l’aver scritto di Sardegna antica è stato un caso, non una volontà precisa. Successivamente a Multiverse Ballad, vi potrei parlare di una buona mezza dozzina di pet-projects che avrei voluto sviluppare prima di qualsiasi altra cosa.

Ma l’editoria è il mio lavoro e, al ritorno dagli studi in Inghilterra, è capitato che Iskìda fosse il primo dei miei progetti a essere accettato da un editore; un editore indipendente e sardo. Io avevo bisogno di lavorare, avevo voglia di scrivere, e non mi sono tirato indietro. Visto che Iskìda rischia di diventare un film, non mi posso certo lamentare.

Con ŠRDN è successo lo stesso: la Acheron mi ha contattato perché scrivessi di Sardegna. Non era mia intenzione farlo ancora, ma con il chiedermelo mi ha lusingato, perciò non mi sono tirato indietro e ho cercato di scrivere qualcosa sì di sardo, ma di diverso e unico, e credo di esserci riuscito. Perciò la risposta è no. La Sardegna rientra in molti altri miei setup, ma non credo tornerò al nuragico nell’immediato futuro. Dipende certo anche da come andrà ŠRDN.

Se il romanzo convincerà, pur autoconclusivo, potrebbe estendere l’arco narrativo per altri due romanzi. Ripongo perciò spada e scudo, ma sono sempre pronti, e “quello del fanrasy sardo” lo rimango comunque. 😉

Mi ha molto colpito l’ambientazione storico-fantasy che hai trovato, quella della Sardegna dell’Età del Bronzo, al tempo delle scorrerie dei “Popoli del Mare”… Mi ha colpito anche (lo ammetto) perché è la stessa dei racconti del mio ciclo di Tarsis… Come mai ti piace, ANZI… come mai CI piace particolarmente questo periodo? 😀

In parte ho già risposto nella domanda precedente, perciò mi concentro sul perché ci piaccia.

publCredo che la ragione principale sia la mancanza di informazioni. Nell’Età del Bronzo abbiamo civiltà che dal punto di vista archeologico ci hanno lasciato veri e propri tesori, non solo materiali ma identitari, germogli da cui ricostruire il passato, edificando la memoria e tramandandola. Se questo è vero per Grecia ed Egitto, non lo è per le civiltà che sono scomparse prima di avvalersi della scrittura.

I Popoli del Mare, misteriosi razziatori del Mediterraneo, tra cui gli Shardan – forse identificabili con i sardi nuragici – sono tra questi. Nello specifico di questi ultimi, il mistero diventa fascinazione se si considera la mole di reperti archeologici e di architetture che hanno lasciato in Sardegna. Tra nuraghe, pozzi sacri, tombe dei giganti e “domus de janas” si parla di migliaia e migliaia di esemplari: un’isola fortezza; un’isola tempio. Una grande civiltà, ma lasciata indietro dalla Storia, dimenticata, sminuita. Ora, almeno la fantasia può far rivivere ciò che fu (o non fu).

Ultima domanda, che ti faccio perché per certi versi considero la Sardegna “casa mia” più della Sicilia (una vita fa facevo l’archeologo e ho partecipato a diverse campagne di scavo in Sardegna, che mi è rimasta nel cuore): quali sono i luoghi toccati dal romanzo, come e perché?

Il romanzo ha un solo capitolo “all’estero”, a Canopo, in Egitto. Per il resto si svolge completamente in Sardegna. Il villaggio del protagonista – il capo guerriero Karnak – è Antigori, un complesso nuragico ora in rovina, abbarbicato su un colle, nel sud dell’isola, a Sarroch.

L’ho scelto perché vi furono ritrovate numerose tracce di ceramiche micenee, a dimostrare i fiorenti scambi che avvenivano tra la civiltà nuragica e i greci a quel tempo. Questa era l’immagine simbolica perfetta di navigatori e “dominatori del mare” che mi serviva per costruire gli Shardan del mio romanzo.

Compare poi il tempio “Domu de Orgìa” di Esterzili, il più grande tempio nuragico a “megaron” ritrovato sull’isola. Sorge su un monte, è molto suggestivo ed è unico nel suo genere, inoltre non l’avevo mai “utilizzato” prima, e mi è sembrata la scelta migliore.

Per il resto, la trama di fantasia è incentrata su sette nuraghe polilobati inventati di sana pianta, detti “Sigilli”, che sorgono in sequenza nell’entroterra montano dell’isola. La loro posizione richiama quella di una costellazione, ma non vi dico quale, per non rovinarvi la trama, né le ricerche successive; si pensa infatti che diversi nuraghe sull’isola ricalchino realmente la posizione di alcune costellazioni.

Davvero, è una terra ricca di misteri.

Ringrazio l’amico Andrea e vi rimando a GioCoMix 2016 se siete in tempo, oppure alla pagina del romanzo su Amazon.itte!

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