Librigioco che vai, copertine che trovi – di Matt Shardana

by • 12/01/2016 • Dal LibroGame al Gioco di Ruolo, Editoria e Narrativa, Fighting Fantasy, Lupo SolitarioComments (3)1539

Librigioco

Librigioco, librogame, gamebook, avventure interattive: avete mai notato qualcosa di familiare in copertina? Matt Shardana ci svela il mistero!

Continuano i contributi degli Amici della Caponata, i guest-blogger di Caponata Meccanica, che onorano questo blog con la loro attività, in supporto al suo qui presente tenutario, sempre affetto da “Sindrome da Bianconiglio”.

E’ la volta di Matt Shardana, che si lancia in un excursus rapido e interessante su alcune copertine dei più amati librigioco degli anni ’80 e ’90. Buona lettura e commenti aperti, se avete altre chicche da segnalare!

Librigioco che vai, copertine che trovi

di Matt Shardana

Quante volte sarete rimasti incantati, in giovane età, davanti alle illustrazioni di copertina dei librigioco della EL, i cosiddetti librogame? Chi di voi era così piccino da provar terrore per la cover de Il Conte Dracula? Io purtroppo ho ancora paura, sembra quasi che il Conte ti guardi dritto negli occhi pianificando di succhiarti il sangue quando meno te lo aspetti.

Per fortuna non tutto il brutto vien per spaventare. Ci sono illustrazioni, come quella che rappresenta il mostro de I Signori delle Tenebre, che mi hanno sempre affascinato e che considero dei capolavori.

Altre sono appena passabili, per non dire pessime…

Altre infine… citano o richiamano fortemente altre opere o sono state comprate in stock da artisti vari, che le hanno rivendute qua e là a più case editrici, con il risultato di ritrovarcele in molte altre opere fantasy!

Analizziamo alcuni casi…

LibrigiocoCaso n°1: Talisman of Death, purtroppo mai uscito in Italia, l’opera con cui il grande duo Smith-Thomson fa il suo ingresso nel mondo ludico letterario.

L’illustrazione di copertina di questo Fighting Fantasy ci mostra la morte su un cavallo dalle narici fumanti, che a sua volta si impenna su una roccia, mentre lampi e fuoco coprono un eventuale paesaggio di sfondo. Sia la posizione del cavallo che quella della Morte, ricordano quella di Napoleone in uno dei suoi più celebri ritratti.

Perfino le rocce circostanti sono simili, per non dire identiche. Sarà solo un caso? Una cosa è certa: entrambi i destrieri sono cavalcati dalla Morte, date le stragi che il generale Francese ha seminato in mezza Europa.

LibrigiocoCaso n°2: Caves of Fury, tristemente noto dai lettori Italiani come L’Isola delle Caverne, il primo volume di una delle serie meno apprezzate del simpatico Stephen Thraves. Il mostro con scudo e spada in copertina ricorda l’ometto presente sulla cover del leggendario album Paranoid dei Black Sabbath.

In effetti qualcuno potrebbe pensare a un caso, dato che la posizione di entrambi i pseudo guerrieri si può ritrovare in tante altre illustrazioni, ma se facciamo caso ai teschi sparsi per terra in entrambi i disegni, allora i dubbi si rivelano più che fondati. Che l’illustratore fosse un fan della buona musica? Questa purtroppo sarebbe l’unica nota buona di questo librogioco di cui non ho ancora trovato un estimatore.

LibrigiocoCaso n°3: L’Artiglio di Naar, Lupo Solitario 27 della EL. L’illustrazione di copertina è tale e quale a quella della seconda edizione di Talisman, noto boardgame di ambientazione fantasy. L’unica strategia per mascherare la cosa, da quanto voi stessi potete vedere, è stata quella di capovolgere orizzontalmente l’immagine.

Grande idea!

LibrigiocoCaso n°4: identica strategia EL usata anche per la copertina del Golden Dragon n°3, ovvero Il Signore dell’Ombra.

Forse i vertici della casa editrice speravano che nessun lettore conoscesse il primo librogioco della storia dotato di regolamento, foglio del personaggio, e uso di dadi: The Warlock of Firetop Mountain, edito in Italia dalla Supernova col titolo di Lo Stregone della Montagna Infuocata. Un pezzo ambito dai collezionisti per la sua rarità ma di cui qualcuno vocifera che la traduzione dei testi sia stata fatta con i piedi.

LibrigiocoCaso n°5: Fighting Fantasy 33, uscito in Italia come Dimensione Avventura 9: Missione dei Cieli. Abbiamo qui un’illustrazione sicuramente più epica di quell’obbrobrio che appare nell’originale Sky Lord. La scelta di fare una sostituzione mi vede completamente d’accordo ma… non si poteva inserire un disegno originale? Evidentemente no, ed eccoci davanti alla cover del boardgame Dungeon Quest.

Mi auguro di non essere stato l’unica vittima di questa copertina. Quando iniziai a leggere Missione nei Cieli, a ogni cambio di paragrafo mi chiedevo: «Ma quando dovrò affrontare quel drago fighissimo che c’è in copertina?» Purtroppo non accade mai, dato che l’avventura è di chiara ambientazione fantascientifica, come si evince dal titolo. Quanti di voi ci sono cascati? In fondo eravamo piccoli e ingenui…

Con questo è tutto. Certo del fatto che ci siano altre copertine di librigioco da mettere sotto accusa, attendiamo le vostre segnalazioni!

Stay Caponated!

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3 Responses to Librigioco che vai, copertine che trovi – di Matt Shardana

  1. Totentanz says:

    Interessante ricerca di copie, fotocopie, inganni e riferimenti 🙂
    In quanto illustratore, mi sento di aggiungere che è normalissimo, per chi è del mestiere, fare riferimento ad altre fonti. In fondo chi fa cinema si nutre di grandi registi, li cita, si ispira; stessa cosa per quanto riguarda la letteratura, o la musica. Riferirsi a grandi opere, riconosciute come tali e che quindi “funzionano” dal punto di vista estetico è un’operazione che si è sempre fatta, fin dai tempi antichi; è possibile trovare molti esempi in questo senso nella storia dell’arte. Molti fumetti contengono questi riferimenti, è facile trovare pose che richiamano, ad esempio, i maestri rinascimentali. Il “punto debole” dell’immagine fissa, da questo punto di vista, è che è, per l’appunto, fissa, statica, e quindi è più facile analizzarla e individuare la fonte della copia.
    Non entro del merito delle mere copie e del riciclaggio d’immagini, legate a scelte economiche e funzionali di case editrici; per quanto riguarda però i primi punti, legati alla “copia” da parte degli illustratori, mi sento di dover spezzare un’arancia (ovviamente meccanica) in loro favore, e differenzierei i primi due punti dai restanti trattati nell’articolo. Osservare e studiare opere acclamate (non parlo di copiare e spacciare per originali, ovviamente), siano esse grandi quadri o copertine di dischi, credo sia una pratica sana e auspico che si continui a fare. Credo quindi che, per entrambi, non si tratti di un caso ma di un, più o meno esplicito, riferimento (forse per il primo azzarderei “tributo”!).
    Complimenti all’autore per la ricerca, è un argomento decisamente interessante; resto in attesa dei prossimi articoli a riguardo 🙂

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