La stanza profonda, un romanzo nerd di Vanni Santoni

by • 08/05/2017 • Consigli per gli acquisti, Editoria e Narrativa, News, Recensioni, RomanziComments (5)1259

la stanza profonda

La stanza profonda di Vanni Santoni, un libro pubblicato da Laterza e candidato al Premio Strega. Una sfogliata veloce e un giudizio sommario.

Se fossi uno di quei blogger e recensori che per avere qualche click in più noleggerebbero la sorella, avrei gettato lì un titolo del tipo “La stanza profonda fa schifo” per poi disquisirmela a destra e a manca, in attesa delle amate polemiche. Ebbene, checché ne pensiate, non è così e questa recensione sarà di tutt’altro tono.

Per l’occasione, rispolvero lo stile scelto dalle mie vecchie recensioni, con i paragrafi che trovate sotto. Anzi, scusate se la chiamo “recensione”. Da tempo ho infatti rinunciato a chiamare così i miei ragionamenti su libri, film e giochi (a parte che in tag e categorie), perché le vere recensioni dovrebbero essere altro, e non le chiacchiere che spesso si trovano sulla blogosfera. Insomma, in queste due righe non faccio il critico letterario ma il lettore pro e in questa veste mi leggerete.

Di cosa si tratta

1490344069955In giro tra gli spazi digitali occupati dai nerd, La stanza profonda sta facendo un po’ di scalpore per un semplice motivo: è un romanzo italiano che parla di giochi di ruolo ed è arrivato (nel momento in cui scrivo) alla selezione finale del Premio Strega 2017. L’autore, Vanni Santoni, mi era del tutto sconosciuto prima ma ha all’incirca la mia età e un paio di diversi romanzi anche lui sulle spalle.

Devo dire che durante l’ultimo mese avevo letto vari stralci del libro e me ne ero fatto la peggiore idea possibile: mi sembrava un romanzo scritto da un hipster che se la tira a morte, scritto sbattendo il sedere sui tasti e sfruttando l’attuale rivincita dei nerd in corso per tirarne fuori un pippone esistenziale frantuma-balle sulla società, noi stessi, i quarantenni, la generazione perduta e la sconfitta di quel bel mondo che era l’Italia di tanti anni fa, insomma, il pane quotidiano dei tipici mattonazzi da Premio Strega.

Aggiungo anche tre elementi di impatto supernegativo che me ne avevano fatto pensare male fin dall’inizio:

– La descrizione del libro ha il peso di un mattone insostenibileUna piccola città di provincia, un garage. Un gruppo di ragazzi che ogni martedì si incontra per giocare di ruolo. Per vent’anni, mentre fuori la vita va avanti, il mondo cambia, la provincia perde di senso e scopo. Desiderio di fuga o forma di resistenza? Quel continuo tessere mondi prende i contorni dell’opposizione a una forza centripeta che, come il “Nulla” della Storia infinita, divora il fuori, vaporizza la città, il paese, le relazioni, le vite. Un romanzo ibrido, tra il memoir e l’affresco sociale, per raccontare la storia di un passatempo nato esso stesso in un garage e arrivato a gettare le basi non solo di un immaginario divenuto egemone ma anche di una parte consistente della realtà che viviamo ogni giorno semplicemente usando Internet.

Per favore, leggete soprattutto le parti sottolineate e ditemi se non sono LA MORTE di ogni entusiasmo.

– Nelle prime pagine del libro appare la SCRITTA DELLA MORTE: “Pubblicato in accordo con Piergiorgio Nicolazzini Literary Agency (PNLA)“, perchè voi non lo sapete ma la PNLA rappresenta il mio personale capro espiatorio di tutto quello che non va nell’editoria italiana. Tipica gente da Premio Strega.

– Circa un mese fa avevo chiesto un’intervista all’autore, che non mi si è filato neanche di striscio. E tutti sanno come coltivo il mio RANCORE.

EDIT IMPORTANTE: Dopo la pubblicazione di questo articolo, Vanni Santoni mi ha contattato e mi ha chiesto scusa (non essendone assolutamente tenuto) per non avermi risposto per tempo. Un gesto del tutto non necessario, lo ripeto, e che mi ha pertanto colpito positivamente. Nel breve scambio di email intercorso, Santoni mi è sembrata persona gentilissima e alla mano, e mi ha convinto che l’alone di “hipster che se la tira a morte” era solo un mio pregiudizio. Non ho mai avuto problemi ad ammettere un errore ogni volta che mi accorgo di averne commessi, come in questo caso.

18387146_10213531942721802_1912091911_nMa naturalmente i libri vanno letti, e io ho letto La stanza profonda. E mi è piaciuto. Molto. Tanto che l’ho iniziato e finito in un giorno. E devo ammettere subito alcune cose:

– Non è scritto col culo, anzi. Copia chiaramente la seconda persona dai librogame dallo stile del Dott. Manhattan e ha un flusso di coscienza che si mangia qualsiasi discorso diretto e virgolettato, ma alla fine ci può anche stare…

– Non è il pippone solipsista o decadente che ci si aspetta in Italia dalla cosiddetta “letteratura mainstream” (che noi sappiamo che non esiste).

– Parla finalmente di giochi di ruolo con competenza, da un punto di vista personale ma in buona parte condivisibile. Di fatto, si candida a romanzo generazionale nerd, nonostante poi tante cose vadano un po’ per conto proprio.

Cosa succede

12194849_dd-for-young-dms-and-players-3-the-x-card_t15369743Il protagonista, alter ego dell’autore, ricorda la propria esperienza da giocatore di luogo nella provincia di Firenze, tra alti e bassi, raccontando una passione nata alle elementari, soffocata per tanti anni e infine esplosa per circa una ventina d’anni, prima di un progressivo abbandono dell’hobby (o rito, come postula uno dei personaggi), e un tentativo finale di ripresa che finisce con uno strano colpo di scena.

Tante, tantissime le citazioni dei giochi, delle situazioni, dei personaggi e dei rituali da gioco di ruolo all’interno del libro, amplissimo e sostanziale fan service, che fa benissimo il proprio lavoro, ovvero far salire la lacrimuccia o l’entusiasmo da giocatore a tutti i lettori sgamati.

Grezzezza

52904253Ha una qualche dose di grezzezza questo libro? Un po’ sì, dai: l’amico spacciatore, l’amico latitante, le cafonate varie nerdo-fiorentine si lasciano leggere con gusto e mi hanno ricordato situazioni analoghe delle mie vicende ludiche.

Certo, la grezzezza non è la sua caratteristica principale, nemmeno voluta…

Nerdismo

820x466_4523_D_D_Player_s_Strategy_Guide_Getting_Into_Character_2d_fantasy_illustration_boy_role_playing_dungeons_and_dragons_miniature_dice_picture_ima1E’ un libro da nerd questo? Decisamente sì… Tutta la storia del gioco di ruolo, le esperienze (spesso tragicomiche) del protagonista, la descrizione (volutamente appesantita?) del mondo nerd che gravitava nella sua provincia, i titoli, le scenette al tavolo, la descrizione dei rituali del gioco e moltissimi dettagli gridano nerdismo da tutte le parti, ed è chiaro che è proprio questo aspetto che mi ha irretito. Nerdismo: 110%. Andate lisci…

Figaggine

hv-d-and-d-funBeh, vi ci fate grossi: finalmente un libro italiano nerdoso che arriva dalle parti del Premio Strega, con la spinta di una grande casa editrice italiana e della più notoria delle agenzie letterarie del nostro paese. Materiale in abbondanza per riempirsi la bocca con i temi della rivincita dei nerd, della descrizione dell’Italia provinciale, del decadentismo esistenziale di un mondo e di una generazione bla bla bla…

Insomma, quando vi ricapita che il mondo dei nerd arrivi così vicino alla cosiddetta letteratura mainstream? Potete citarlo e vantarvene per mesi…

La Chicca

Siamo su Caponata Meccanica quindi non posso evitare di citare la menzione che l’autore fa di uno dei nostri post:

Poi un link, nei commenti: “La genesi di Kata Kumbas raccontata da uno dei due autori del gioco originario. Un racconto esclusivo e inedito a un mese dall’uscita della nuova edizione!” Clicchi, sì, è solo di un anno fa… KK sarà adattato per il regolamento best-seller Savage Worlds… La vita, dunque, continua… κατα κυμβας non lo diceva, del resto, Gurdjieff?

La Fesseria

gary-gygaxCi sono un po’ di fesserie eh… Per esempio l’accenno alla decadenza di un mondo che invece non è affatto in decadenza, ma anzi più vivo, colorato e frequentato che mai…

Ma la regina delle fesserie è il viaggio a Lake Geneva e l’incontro con Gary Gygax (morto? impostore? figlio a caso?), che onestamente mi pare del tutto ispirato a questa immagine.

Ma vabbè…

La stanza profonda: giudizio complessivo

PenandPaperRipeto, io La stanza profonda l’ho divorato e sicuramente, se siete nerd COME LO SIETE, è davvero facile che piaccia anche a voi: il fan service e la captatio benevolentiae sono continui, quindi il libro appassiona e si fa seguire.

Certo, avrei tolto un 10% di sfighe e un altro 10% di decadentismo esistenziale e sociale dall’intero progetto, ma dopotutto La stanza profonda è di Santoni e non mio, e io non viaggio per il Premio Strega con Laterza e i poteri Sith di Nicolazzini, quindi chi sono io per giudicare? Probabilmente meglio così…

Fa schifo? Assolutamente no.

E’ il libro finale sull’argomento? No.

Lo consiglio? Sì.

Mi ha colpito? Assolutamente sì.

Se vi va di dargli una speranza, vi auguro buona lettura!

Lo trovate al volo, in cartaceo e digitale, sulla solita Amazon.it!

Pin It

Related Posts

5 Responses to La stanza profonda, un romanzo nerd di Vanni Santoni

  1. Umberto Pignatelli says:

    Quando ho letto di Kata Kumbas un saltino sulla sedia l’ho fatto anche io…

  2. Derreavatar says:

    Il libro mi è piaciuto, per carità, tratta un tema praticamente trascuratissimo con discreta ( ma nulla di più ) cognizione di causa.
    A mio avviso eccelle laddove proprio dove dovrebbe essere più palloso ; ovvero nei pipponi esistenziali, che a mio avviso sono decisamente indovinati , profondi e concisi .
    Canna di brutto laddove cerca di fondere cronaca ( il suicidio di un giocatoere del gruppo e l’ intervista in TV… ), fantastorie ( la prima mitica edizione di d&d nell’ armadio di una cascina) e il fantasma di gygax.
    Deficie invece nel racconto di gioco vero e proprio; il divertimento sembra proprio non ntrasparire dai racconti delle serate. Il gruppo esiste solo per giocare , mi pare l’ autore dica questo? io non ho mai giocato per giocare, ho sempre giocato per divertirmi, le sessioni sono state quasi sempre grandi momenti gioiosi che ricordo con immenso piacere e che hanno creato l’occasione per la nascita di bellissimi legami personali. Quando morì gary gygax, un mio carissimo amico scrisse un epitaffio : grazie Gary, se non ci fossi stato tu non avrei conosciuto tutti i miei migliori amici. Ed è vero oggi anche per me. I gruppi non sono finiti mai per noia del gioco , ma sempre per vicissitudini della vita che hanno allontanato i gruppi , purtroppo, ma non sempre le persone . Una Lacrima virtuale mi scappa.
    Tornando al libro , I personaggi ( ovvero i giocatori) sono trattati secondo me in modo superficiale, quasi tutti soggettoni alienati pieni di sfiga e privi di personalità . Pochissimi gli aneddoti divertenti; da mia esperienza ogni gruppo ne ha di spassosissimi. Spassosissimi per loro stessi, incomprensibili per gli altri, ma comunque parte inscindibile dalle dinamiche interpresonali del gioco. Dai racconti delel giocate traspare più che altro noia…
    Non mi è piaciuto neanche che Il gruppo non cresca, o meglio alla crescita indivviduale della vita non segue una crescita del gioco . Una cosa che ho notato in questi ultimi anni è come sia cambiata la meccanica all’ interno del MIO gruppo , ovvero come tutte le problematiche nate sul lavoro o sulla famiglia diventino poi motivo per un gioco più maturo e consapevole.
    Non traspare neanche granchè lo stile di gioco del master. Non si può essere master senza “ passare “ qualcosa nelle vicende che si creano al tavolo; le giocate del gruppo sono insapori , come il protagonista.
    Comunque, il libro mi è piaciuto. Tratta un tema che non può non piacere , e lo fa con sufficiente profondità. Non mi riconosco molto nel gruppo, e penso che se mi fossi trovato al tavolo con loro mi sarei annoiato. Forse un pelo di full frontal nerdity non avrebbe fatto male.
    Poi io sono nessuno , e l’ autore è nominato per lo Strega: complimenti a lui. Ma avrei trattato alcuni aspetti in modo molto diverso.

    • Mauro Longo says:

      Guarda, indicativamente sono d’accordo con te su tutto. Probabilmente ognuno di noi avrebbe potuto scrivere un libro simile con le proprie sfumature diverse dentro, con il proprio stile, il proprio punto di vista.
      Però ci sta anche che questa sia la versione “della nostra storia” di Santoni e quindi va rispettata anche la sua. Dopotutto stiamo tutti convenendo che non è affatto male…

  3. […] recensioni della Stanza profonda – Il Reporter (Andrea Tani), Il bar del fumetto (Enrico Spera), Caponata Meccanica (Mauro Longo) – e una intervista intorno al libro per Social up, a cura di Zoe […]

  4. […] Stanza profonda, su Il Reporter (di Andrea Tani), su Il bar del fumetto (di Enrico Spera) e su Caponata Meccanica (di Mauro Longo), nonché un’intervista intorno al libro su Social up, di Zoe […]

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *