1327 Fuga dall’Inferno – Un racconto completo

by • 22/11/2016 • News, Racconti, Roba miaComments (4)997

fuga dall'inferno

Dante è braccato. I Malebranche hanno preso Beatrice. E’ ora di tornare all’Inferno, salvarla e recuperare in fretta l’uscita. Ma questa volta è diverso… 

Sono ormai anni che non posto sul blog racconti completi, perché penso che sia sempre più difficoltoso leggere su schermo questo tipo di contenuti.

Però 1327 Fuga dall’Inferno ha una storia particolare e intensa, che forse tra qualche giorno vi racconterò meglio. Ed è talmente breve che anche a farci un pdf sarebbe quasi una presa in giro… non parliamo di un ebook vero.

Per cui, ecco a voi il racconto per com’è venuto fuori senza particolari revisioni editoriali (me ne perdonerete). Tutte le immagini sono prese in giro per la rete, in particolare dal fumetto di Dante’s Inferno e dal mirabolante sito dei Fratelli Mattioli (a questi ultimi in particolare sono debitore per l’ispirazione e per la straordinaria frase finale del racconto…).

1327 Fuga dall’Inferno

Il vate correva giù lungo la riva dell’Arno, zoppicando e con il fiato rotto, mentre i suoi stivali di cuoio affondavano nella sabbia e nella melma dell’argine. La veste rossa era fradicia e aderiva alla sua pelle come un sudario gelato, la dannata corona di alloro persa chissà quando, chissà dove…

Il congegno alato di Paolo dell’Abaco aveva ceduto proprio sopra il fiume, pochi minuti dopo aver spiccato il volo dalla torre dei Fedeli d’Amore, e il vecchio poeta era caduto giù nell’acqua lercia come un sacco di pietrame, raggiungendo la riva affannosamente qualche istante dopo.

dante__s_inferno___greed_by_taz09-d37l6w9Dopo aver fatto strage tra i membri della setta e averlo seguito sui tetti di Firenze, mentre tentava di sfuggire con quel dannato prototipo meccanico, i due Malebranche si erano gettati dietro di lui nel fiume e ora erano di nuovo alle sue calcagna, lungo l’argine dell’Arno.

Per fortuna, anche loro facevano fatica ad avanzare su quel terreno molle, perdendo terreno balzo dopo balzo. La loro fisiologia infera e aliena, adattata a un mondo di rocce, tormenti e desolazione, li rendeva belve quasi invulnerabili nei gironi abissali, ma quelle stesse zampe che quasi scomparivano in mezzo ad artigli e speroni di corno non erano il massimo per arrancare sulla riva fangosa di un fiume. Tra un ansimo e l’altro, il vate trovò il tempo per ringraziare a mezza voce l’Amor che muoveva il sole e l’altre stelle, per quel piccolo vantaggio.

Due guardie spuntarono dalla cima dell’argine, discero verso la riva quasi scivolando sul pendio e gli si misero davanti snudando le armi, mazze da birri con la testa foderata di cuoio nero.
“Durante degli Alighieri” intimò uno dei due. “Arrestatevi, in nome del Podestà!”
snake_wanted_avatar“Chiamami Dante!” esclamò il vecchio, fermandosi affannato. Dietro di lui i Malebranche tornavano a recuperare terreno.
“Dicevano che fossi morto a Ravenna…”
“Se ne dicono tante di corbellerie…” rispose il fuggitivo. Tirò fuori uno schioppo a mano col calcio in bronzo e fece fuoco in faccia al finto armigero, con uno scoppio e una nuvola di fumo acre. Il proiettile esplose a contatto con il cranio della guardia e l’anima incarnata perse mezza testa, mentre l’altra metà si contorceva innaturalmente. Un attimo dopo, il dannato si disincarnò e si dissolse strillando in volute di fumo.

“Proiettili d’argento di Avignone, con preghiere incise all’esterno e reliquie dei Santi Arcangeli all’interno” spiegò Dante, mentre tirava fuori un’altra delle sue bocche da fuoco e la puntava contro l’altro armigero. “La prossima volta, se volete fingere di essere guardie, ricordatevi che un fiorentino penserebbe prima ai due demoni che stanno correndo lungo il fiume, piuttosto che all’uomo che fugge loro d’innanzi…”
L’anima dannata gli si lanciò contro, con il viso ormai trasfigurato, ma Dante freddò anche quella con un altro colpo in fronte.

“Benvenuti nel regno della razza umana, idioti!”

1327 fuga dall'infernoSi voltò. I Malebranche erano ormai a dieci passi di distanza e Dante non aveva più la forza di fuggire. Gettò via le due armi scariche e srotolò la lancia di Buraidah dal suo involucro di seta azzurra. L’asta era spezzata da secoli ma la punta ancora solida e affilata, vergata da incantesimi agariti incisi con l’acido.

Il primo dei due demoni gli fu addosso in un istante, un ammasso di muscoli neri, corna e spuntoni, con una selva di zanne che fuoriuscivano dalle fauci, del tutto inadatte ad altro che al massacro. Dante accompagnò il balzo del mostro gettandosi sulla schiena e utilizzando il suo stesso movimento per infilargli la lama in petto. La lama consacrata assolvette al suo compito, e il mostro si abbatté su di lui, contorcendosi per l’agonia. Non sarebbe morto per quello, non poteva morire, ma almeno sarebbe stato fuori combattimento per un po’. Solo che adesso Dante si ritrovava schiacciato da un bestione pesante come un cavallo. Non poteva più muoversi, non poteva più combattere, non poteva più fuggire. Il secondo demone si avvicinò di lato, cercando col grugno un punto adatto per assalirlo.

“Vuolsi così, colà ove si puote…” sospirò, rassegnato a una morte atroce.

All’improvviso, un colpo sordo si abbattè sul cranio deformato del secondo Malebranche.

Dante non riuscì a vedere chi lo avesse sferrato, ma i colpi si susseguirono uno dopo l’altro, spaccando le corna e le zanne del demone e facendolo uggiolare come un cane bastonato.
Pochi istanti dopo, il secondo demone lanciò un urlo infernale e fuggì via. Raggiunto un angolo appartato della riva, scavò il terreno fangoso con gli immensi artigli e si aprì un passaggio per l’Ottavo Cerchio, svanendo poi attraverso il portale.
Solo allora il bestione che aveva addosso si mosse, trascinandosi a sua volta ferito verso il passaggio e lasciandosi dietro una scia di sangue nero, che evaporò in esili volute di vapore sulfureo.
Quando i due mostri furono scomparsi nel buco e il portale si fu richiuso, Dante si tirò su tossendo e cercò con lo sguardo chi lo aveva appena salvato.

negan_genderbend_cosplay_by_lunatixcosplay-d9yt98zEra una ragazza di forse quindici anni, con un pesante strato di belletto nero attorno agli occhi e sulle labbra, e i capelli tinti di verderame. Teneva poggiata sulla spalla una clava di legno lunga e sottile, infissa in cima di lunghi chiodi di ferro arruginito e avvolta di spine acuminate, che adesso grondavano del nero icore dei demoni.

Dante scosse il capo e si portò una mano al viso, mugugnando sonoramente.

“Bella, non è questo il momento migliore per farti vedere qui in giro… Tornatene con i gitani!”
“Prego, non c’è di che…” disse caustica la ragazza. “Non sono qui per voi, vecchio, anche se mi aspetterei un ‘grazie’ per avervi appena salvato le terga. Cos’è successo alla mamma?”
Dante la guardò storto per un po’, poi si decise a risponderle.
“Beatrice non ce l’ha fatta, Bella. L’hanno presa e portata giù, fino al Nono Cerchio. Ho provato a cercare l’aiuto dei Fedeli d’Amore, ma Minosse mi ha mandato contro quei maledetti bestioni, che hanno compiuto una strage…”
“E adesso? Non vorrete lasciarla marcire laggiù, padre? ”
“Non ci penso nemmeno…” rispose Dante, recuperando le armi e rimettendole al loro posto, nelle tasche segrete del suo manto. “Ma da solo non posso farcela. E tu sei ancora troppo giovane per visitare l’Inferno.”
“Se pensate che aspetterò il mezzo del cammin di nostra vita per andare a salvare mia madre, non avete proprio capito nulla di me…La sua aura è forte, ma non potrà resistere per sempre, al cospetto dei Padroni. Dovrete sparare anche a me, se vorrete fermarmi”
“Maledizione, Bellatrice! Hai la sua stessa testa, dura come una verga!”
“Voi invece brillate per accondiscendenza, giusto padre?”
“Lasciamo perdere” sbottò Dante. “Vorrà dire che questa maledetta famiglia si salverà o si dannerà tutta insieme. Piuttosto… io ho già tutto quello che mi serve, ma tu sei pronta a partire? Sto per entrare nella Selva Oscura e non intendo aspettare un minuto di più!”
“Io sono stata concepita, pronta!” ribatté Bellatrice degli Alighieri.
“Sì, come no… Quella mazza che ti porti dietro è la tua unica arma?”
“I chiodi sulla clava sono quelli della Vera Croce e le punte sono quelle della Corona di Spine, li ho rubati da una cappella in Francia. Ci posso spaccare le corna al Demonio istesso.”
1327 fuga dall'inferno“Bene” acconsentì infine Dante. “Ho paura che è proprio quello che ci dovremo fare… Reggila forte e non la lasciare mai.”

“Vi ho visto svolazzare su quella macchina volante” aggiunse poi la ragazza pensierosa, guardando i resti del marchingegno immersi per metà nell’Arno. “Siete proprio negato per i congegni moderni, padre… Io però credo di poterla pilotare…”

Mentre la ragazza recuperava il prototipo volante e lo trascinava a riva, Dante estrasse una lama arcuata, vergata di segni in attico, e si incise il palmo della mano. Poi, con il sangue che spandeva dalla ferita tracciò un segno sul muro e pronunciò delle formule di negromanzia in vulgari eloquentia.

dantesinfernocomicpanel_1Con un improvviso vuoto d’aria, il muro si schiuse davanti a loro come un varco d’ombra, sprigionando un profumo di erbe e fronde come se i due si trovassero d’improvviso nel mezzo di una foresta.

Bella seguì il padre, trascinandosi dietro il relitto di legno e tela, oltre la porta d’ombra e poi in mezzo alla Selva Oscura.

Le Fiere si affollarono attorno a loro, lupe affamate e lonze con sguardo superbo, ma dovettero fiutare le armi e la determinazione dei due Alighieri e girarono subito al largo.

Ai piedi di un colle luminoso, una figura in vesti bianche candide camminava lenta verso di loro, il volto pallido ma gli occhi ancora vispi e intelligenti.
“Lo giuro sul Sommo Artefice, Dante, pensavo che fossi morto…” disse l’uomo, fronteggiandoli.
“Sì, tu e chiunque altro qui attorno, a quanto pare…” rispose Dante con un sorriso a fior di labbra.
“Ma perché ritorni a tanta noia? Un giro all’inferno non ti è bastato?”

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“Zio Virgilio” li interruppe Bella con entusiasmo, correndo ad abbracciarlo. “Quanto tempo!”
“Bellatrix!” sorrise finalmente lo spirito, incarnandosi appena in tempo per stringere la ragazza. “Ecco la mia figlioccia! Guarda come sei cresciuta! Ma che ci fate quaggiù? Non ditemi che volete davvero andare tra la perduta gente? Un’altra volta…”
“Hanno rapito la mamma!” spiegò Bella. “Non possiamo lasciarla lì. Abbiamo portato un trabiccolo volante di un amico di papà: possiamo gettarci giù dall’orlo del Limbo e planare come uccelli di bosco fino al Nono Cerchio, prenderla e fuggire poi via nuovamente, più veloci delle Erinni!”
“Sì, come no…” Virgilio scosse il capo. “Tuo padre ci ha quasi rimesso la pelle e l’anima le altre volte, e solo cercando di passare attraverso il cieco mondo. E adesso vorreste affrontare i Padroni direttamente?”

“Questa volta è diverso, Virgilio” spiegò Dante, lanciando una delle due pistole all’altro poeta.

“Hanno rapito Beatrice. Questa volta sono qui per spaccare dei culi…”

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4 Responses to 1327 Fuga dall’Inferno – Un racconto completo

  1. AlessandroF says:

    Come si dice in questi casi?!…..mmmm… ah si….MINCHIA!! 😀 Ho sempre adorato l’Inferno di Dante alle superiori. Ricordo che non serviva nemmeno studiarlo, mi bastava ascoltare il racconto dell’insegnante e dare una riletta a casa. Mai avrei pensato di rivedere quel pauroso e fifone Dante in una veste completamente nuova. 😀

    BELLISSIMO!

  2. Il Moro says:

    Vorrei fare l’emoticon della faccina che sogghigna di whatsapp, ma non riesco…. Fai conto che ce ne sia una decina!
    XD

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